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10 edizione

 

 

C’era grande attesa per questa edizione del Premio Bianca d’Aponte, la decima, nell’intrecciarsi fitto di un programma davvero intenso di esibizioni. Ed anche quest’anno la polverina magica che sembra cospargere ogni cosa durante la due giorni aversana ha svolto il suo consueto lavoro grazie anche all’alto livello delle canzoni in gara e dello spettacolo straordinario che non per nulla vanta da nove anni la direzione artistica di Fausto Mesolella.

C’era Alberto Salerno, che con sua moglie Mara Maionchi (assente per un imprevisto dell’ultimo momento) sono stati i discografici che per primi intuirono il talento di una Bianca ancora neppure diciottenne. C’era Gianfranco Reverberi, uno degli autori storici della nostra canzone, legato stretto al Premio e sempre presente e attivo. C’era Emergency, l’associazione di cui Bianca era sostenitrice in vita e che continua a sostenere oggi con i ricavi delle vendite dei cd delle varie edizioni del suo Premio. C’era Enrico de Angelis, direttore artistico del Club Tenco, che da molto tempo non manca l’appuntamento; e c’era pure il collega e amico e cofondatore del Club Sergio Sacchi con in mano un dono anche lui, e di grande valore: portare le canzoni di Bianca fuori dall’Italia, e in particolare a Barcellona, dove lui ha creato una piccola tana chiamata “Cose di Amilcare”, e dove l’8 marzo prossimo prenderà vita l’iniziativa “Bianca d’Aponte Internazionale”, in cui vari artisti canteranno le canzoni di Bianca tradotte in diverse lingue. E c’era come sempre Mariella Nava che già lo scorso anno aveva inaugurato qui la nascita dell’etichetta “Suoni dall’Italia” e istituito la consegna di un contratto discografico quale riconoscimento a un’artista scelta tra le ragazze in gara. Ma in occasione del decimo anniversario, ha fatto un gesto di inestimabile valore. Alla conferenza stampa di presentazione di questa edizione, Fausto Mesolella aveva detto: «Mai avrei pensato che Mariella Nava un giorno avrebbe stampato un disco con le canzoni di Bianca. Questo è il più bel regalo per il decimo anno del Premio, il più bel regalo per Bianca». Si tratta di Anima Bianca, un cd che raccoglie quindici canzoni della cantautrice aversana – di fatto un’opera prima postuma – di cui una, Un chicco di caffè, cantata dalla stessa Bianca. Un lavoro «tutto da gustare», aveva detto la Nava, «perché è la musica nuda, la musica bella con il cuore di Bianca, e il cuore di Fausto che accompagna noi; la chitarra che non sporca, ma aggiunge, e sottolinea il peso specifico di questa cantautrice, Bianca d’Aponte. E poi questa è solo una partenza, perché mi piacerebbe via via incidere il disco delle vincitrici... insomma, poi vedremo».

E veniamo ora allo svolgimento delle serate. E’ Antonio Silva, lo storico presentatore del Premio Tenco, che si è prestato ad assumere il ruolo di filo conduttore tra passaggi di artisti e cambi di palco. Al suo fianco – una sera per ciascuna – due presentatrici già in forze negli anni precedenti: Maria Cristina Zoppa, per la serata di venerdì, e Roberta Balzotti, in scena il sabato.

Protagoniste assolute della prima serata sono state le undici le ragazze finaliste. Tra di loro la vincitrice dello scorso anno, Federica Abbate, e poi tanti artisti: Joe Petrosino, Mimmo Cavallo, Fausta Vetere, ex madrina e fedelissima del Premio, accompagnata da Corrado Sfogli, il gruppo campano Doppiopasso; il cantautore Alessio Bonomo, Mauro Ermanno Giovanardi, Tony Bungaro, che non smette di entusiasmare con la sua bellissima Guardastelle; e infine Tricarico, che con i Letti Sfatti ha dato vita a un “set” singolare e apprezzatissimo dal pubblico.

Nella mattina di sabato tutte le concorrenti sono state invitate a esibirsi nell’Auditorium Bianca d’Aponte con un brano diverso da quello in gara.

La serata finale è stata dedicata alla celebrazione del decimo anno. Mentre le concorrenti erano accomodate in platea in attesa del verdetto delle giurie, sul palco – sotto lo sguardo e la guida di Fausto Mesolella – si sono succedute quasi tutte le vincitrici degli anni passati, scorrendo all’indietro il calendario giù in fondo fino alla prima vincitrice; o meglio alle prime due, perché si trattò dell’ex aequo Veronica  Marchi e Germana Garno; quindi Charlotte Ferradini, Claudia Angelucci, Momo, Erica Boschiero, Eleonora Beddini e Chiara Morucci; e tra di loro ancora grandi artisti, molti dei quali sono degli habitués che non perdono un’edizione. Una serata, questa, all’insegna dell’emozione e della commozione se possibile ancor più di sempre: Enzo Avitabile, dopo il suo «canto randagio» Don Salvato’, ha cantato una canzone tutta per lei, struggente, che si intitola semplicemente Bianca. Commozione esplosa in una standing ovation infinita quando la minuta Momo è salita sul palco e ha cantato Non ricordo, nata dalla dolorosa vicinanza alla madre malata di Alzheimer, con la semplicità disarmante che le è propria e che sa colpire profondamente il cuore del pubblico; un’esibizione così toccante da convincere Mariella Nava a offrirle di slancio, del tutto fuori programma, un contratto discografico. Emozioni ancora, e ancora commozione indicibile tagliano a metà la serata quando le immagini della bellissima Bianca e la sua voce densa (ed eccezionalmente matura, come la sua scrittura) che intona Canto di fine inverno, riempiono d’imperio un grande palco vuoto, sfiorato solo dalla presenza discreta di Mesolella che l’accompagna alla chitarra. Ci si alza per l’intervallo ancora stupiti per la bellezza della canzone appena ascoltata, a conferma – l’ennesima – della straordinarietà di questa cantautrice.

È anche la serata dei duetti per la più celebre cantante sarda, Elena Ledda, altra ex madrina e componente della famiglia del Premio: ha cantato con Kaballà, con Enzo Avitabile, con Erica Boschiero e con Petra Magoni. La Magoni è un’altra ex madrina e familiare; il suo “set” con Fausto Mesolella, poi, è stato uno spettacolo nello spettacolo. Ed è tradizione lasciare infine il palco a Mariella Nava, che mani sul pianoforte e voce intensa regala al pubblico ogni anno momenti di grande suggestione. Il finale di serata è riservato all’attesissima madrina di quest’anno, Andrea Mirò. Asciutta e sofisticata insieme, seduta sola al centro del palco, con la chitarra e la sua inconfondibile voce profonda e calda ha intonato la splendida Come Dorothy di Bianca.
Un’edizione speciale davvero dunque, questa decima, ricchissima e composita; per dirla con parole di Gaetano d’Aponte, «ogni elemento del Premio rappresenta un tassello di questo mosaico che prende sempre più le sembianze del volto di Bianca».

Partecipanti

Elisa Rossi (vincitrice del premio)

Elsa Martin (premio della critica)

Alfina Scorza (miglior composizione)

Flo (Floriana Cangiano – miglior testo)

Anita Vitale (miglior interpretazione)

Alice Clarini; Giulia Daici; Marlò (Federica Di Marcello); NaElia (Eliana Tumminelli); Sara Fochesato; Tonia Cestari.

 


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